Avere trent’anni oggi non è come sembra

In quanti ci siamo sentiti dire cose tipo: “Alla tua età avevo già tre figli” o peggio “I giovani di oggi vi lamentate di tutto, noi abbiamo vissuto la fame, la guerra, ecc…”?

Sono certa che sia una costante delle generazioni dei nostri nonni/genitori quella di banalizzare la realtà di oggi perché, si sa, ieri si stava peggio. Ma poi si stava meglio, perché non c’erano i telefonini, la droga, l’inquinamento… Chissà cos’altro. La retorica del “si stava meglio quando si stava peggio” ormai la conosciamo tutti a memoria, come un ritornello sanremese che non ci piace neanche ma la radio passa solo quello.

Poi, si sa, il momento in cui viene tirata una linea netta con l’uniPOSCA nero tra la gioventù e l’età adulta consiste nel compimento del trentesimo giro intorno al sole. O almeno in teoria, perché la realtà è ben diversa!

I trentenni di oggi sono diversi da quelli di ieri. Ci hanno chiamati bamboccioni e in parte hanno ragione, perché alcuni di noi non sono riusciti a trovare la forza di staccarsi da una realtà putrida di porte in faccia e benaltrismo nei confronti dei nostri problemi quotidiani, trattati con sufficienza da chi uscendo di casa un giorno qualunque dopo il diploma è inciampato in un impiego pubblico del quale riesce a succhiare ogni beneficio ancora dopo decenni di carriera.

Vi sembrerò un po’ acida ed avete ragione, saranno i trenta appena compiuti! Ma ora voglio sotterrare l’ascia di guerra e porre l’attenzione su alcuni aspetti positivi che riguardano i trentenni contemporanei.

Nessun’altra generazione prima ha viaggiato così tanto. Già, perché siamo stati giovanissimi durante il boom delle compagnie aeree low cost e siamo riusciti ad approfittarne per riempire il nostro bagaglio culturale di esperienze inedite per i nostri predecessori.

Abbiamo una capacità di adattamento che difficilmente si può attribuire ai nostri genitori, semplicemente perché l’economia non è mai stata dalla nostra parte e siamo riusciti a reinventarci studiando e imparando cose nuove anche dopo la fine degli studi. Doverci misurare con tempi sempre più incerti in una società completamente globalizzata ha fatto di noi una creatura generazionale mitologica, capace di fronteggiare annunci di lavoro per neolaureati con 5 anni di esperienza.

Siamo riusciti a rompere alcuni schemi che ci volevano produttivi, socialmente “zitti e buoni” e conformi alla normalità così come le generazioni precedenti l’avevano consolidata. Invece siamo diventati politicamente attivi, ecologicamente impegnati, eticamente sensibili, economicamente informati e molto spesso diamo fastidio. È normale: ciò che disturba l’ordine prestabilito può destabilizzare ma è il ciclo di rinnovamento che si innesca, che mette in discussione le carte che abbiamo trovato sul tavolo per provare giocare una partita diversa. Per provare a cambiare le regole del gioco.

Certi che le generazioni future saranno ancora più avanti e sicuri che con la realtà che ci circonda stiamo facendo il meglio che possiamo (e non solo per noi stessi!), possiamo andar fieri della nostra generazione e dirci che avere trent’anni oggi non è semplice ma mizzica se è bello!

Tutte le foto sono di pexels.com 📸

Claudia Salerno

Claudia Salerno

Iper-nostalgica degli anni ’90, se dovessi descrivermi con una sola frase questa sarebbe: “SONO UN TIPO ESUBERANTE, CANTO CANTO QUI PER VOI” (Jem Benton). Mamma di professione, viaggiatrice per passione, comunicatrice digitale per vocazione, guerriera Sailor per nascita. Come possono coesistere tutte queste sfaccettature in un’unica persona? Collimando, è evidente. E quando non c’è accordo pirandelliano che tenga, schizofrenia portami via. Il mio mantra: “cogito ergo scrivo”. Non mi prendo mai sul serio ma ho anche dei difetti.

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