Col MOBILE JOURNALISM i giornalisti diventano Super

Avete mai sentito parlare di Mobile Journalism? È di sicuro il futuro del giornalismo ed è così grazie agli smartphone.

C’erano una volta i giornalisti. Giornalisti che stavano molto poco chiusi nelle redazioni perché vivevano per strada, fiutando la notizia, rincorrendola, costruendola. Oggi le notizie da ogni parte del mondo arrivano direttamente nelle redazioni, o meglio, arrivano prima sui social e poi nelle redazioni ma ciò non significa che i giornalisti non vivano ancora per strada, fiutando le notizie. Con la differenza che il lavoro fuori dalle redazioni è stato facilitato tantissimo grazie alle nuove tecnologie. E al Mobile Journalism.
Partiamo dal fatto che per essere un MoJo, mobile journalist, non si può fare a meno di uno smartphone, possibilmente all’avanguardia. Riprese, servizi, collegamenti in diretta si effettuano con il solo aiuto di cellulare e gadgets come il microfono per smartphone o il face tracking tripod, un particolare tipo di treppiede che consente di creare video con un dispositivo capace di riconoscere e seguire il viso di chi è sullo schermo. Altri gadgets sono di comunissimo utilizzo, il selfie stick ad esempio, permette di auto-riprendersi per un collegamento in diretta da un corteo, una manifestazione ecc. Ci sono anche obiettivi e lenti che consentano di zoomare più di quanto riesca a fare la fotocamera del proprio cellulare.
Strumenti che fanno il paio con app utili al mestiere come quelle per il video e l’audio editing ma anche con le comunissime Instagram, Facebook e YouTube che hanno inserito nei profili dei canali tv per andare in diretta. Grazie a Twitter si può avere uno sguardo sul mondo osservando quali temi sono “di moda” sul web. Si può andare in diretta da un evento sul canale YouTube, Facebook e Instagram della propria testata. Si può fare pubblicità ai propri post grazie alle Instagram stories e se si vogliono caricare video più lunghi di 15 secondi c’è la IgTV.
Il Mobile Journalism non è un altro modo di fare giornalismo ma l’evoluzione della modalità tradizionale. Basta avere un cellulare carico, meglio se registra video in Full HD o 4K, la copertura per la linea e le app necessarie. In questa rivoluzione digitale, chi riesce meglio nel proprio lavoro è chi ha saputo evolversi e adattarsi ai nuovi linguaggi, chi lavora sul campo piuttosto che rinchiudersi in redazione. La BBC ha investito da anni nell’educazione al mobile journalism tanto che i suoi giornalisti riprendono, montano e distribuiscono i propri servizi da cellulare. Al Jaazera e CNN hanno nelle proprie redazioni, giornalisti che lavorano esclusivamente in modalità mobile. In questo modo si possono avere contenuti di qualità, confezionati da professionisti del mestiere.

Per cui, anche se sotto gli occhiali di Clark Kent non c’è il mantello di Superman, i giornalisti mobile sono davvero Super! Da soli, senza altro aiuto che quello del proprio smartphone, tablet o laptop; per strada a fiutare la notizia, pronti a registrarla e distribuirla nel momento in cui ne incontrano una.

Francesca Magurno

Detta FraMagu, giornalista di professione, narratrice per vocazione, ideatrice di LiberEspressioniDidee e Co-Founder di Noiser.net. Dopo un proficuo stage a Controradio ha iniziato a lavorare per l’inossidabile Radio CORA dove ha affinato la sua spiccata parlantina e la sua professionalità. Disperata. Intellettuale. Ubriacona. Ininfluencer. Ama la vita, la musica, i libri, il mare e il caffè. Un giorno racconterà il mondo, girandolo con diario di bordo e vecchia macchina fotografica. Per il momento si accontenta di raccontare… (a vanvera).

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