Didattica a distanza e telelavoro: un digitale non troppo “SMART”

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Si scrive DAD. Si legge MOM. Quante volte abbiamo letto o sentito questa espressione durante il lockdown? L’ironia è data dalla combinazione dell’acronimo Didattica A Distanza (dad, in inglese papà) e la parole inglese mom (=mamma). Perché su di loro si è abbattuto la maggior parte del peso, soprattutto per chi lavorava in telelavoro. Immaginate una famiglia composta da madre insegnante, padre insegnante e tre figl* in età scolare!

In tutta Italia la Rete Internet è uniforme?

In Italia, si sa, le cose piace gestirle in maniera emergenziale e quando è arrivata una vera emergenza, il sistema si è trovato a fare i conti con nuove tipologie di lavoro adottate non in maniera sistemica bensì in maniera emergenziale. Ad esempio, lo smart working per essere tale deve coinvolgere diverse tecnologie, deve avere diversi orari che facilitano chi lavora da casa (o da coworking o da altri spazi) altrimenti è mero telelavoro. I problemi più grandi sono, pertanto, arrivati dagli elementi di base: Rete Internet, Apparecchi, punti di accesso. Innanzitutto, il sistema delle telecomunicazioni ha dovuto sostenere, a inizio lockdown, un repentino e inaspettato aumento dei volumi di traffico: dalle video-lezioni, ai meeting video; dalle dirette alle piattaforme di streaming. La Rete non è uniforme in tutta Italia per cui anche la velocità di trasmissione dei dati cambia in base al traffico dati/utenti. Basta fare una prova veloce: ognuno di noi può fare uno speedtest dal sito https://misurainternet.it/ dell’AGcom. Sicuramente ognuno di noi otterrebbe risultati diversi, anche abitando nella stessa zona.

 Tutte le famiglie italiane hanno una connessione Internet?

Chi, nel 2020, non ha Internet a casa? Secondo il terzo Rapporto Auditel Censis “L’Italia post lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane”, 3 milioni e 500mila famiglie italiane hanno una capacità di spesa bassa. Al contrario, più di 2milione e 300mila nuclei familiari hanno un livello socio-economico molto alto. Questo è il reale parametro che distanzia le famiglie italiane, anche in fatto di Rete Internet e acquisto device. Dal Rapporto emerge che nel 2019 il collegamento ad Internet è disponibile nell’85,9% delle case italiane, con percentuali che oscillano tra il 98,1% in quelle di livello socio-economico elevato e il 59,5% in quelle di chi ha un livello socio-economico basso. Su una media del 55% di famiglie che dispongono della banda larga su rete fissa, questa è presente nel 77% delle famiglie che si collocano nella fascia alta e medio-alta e solo nel 19,8% di quelle con livello socioeconomico basso. Sono, inoltre, quasi 6 milioni le famiglie che si collegano al Web solo con smartphone quindi non possono garantire la qualità delle prestazioni della banda larga. Nel 76,9% delle famiglie di livello socioeconomico basso non è presente in casa neppure un pc fisso o portatile o un tablet collegato a Internet, quota che è del 10,2% tra quelle di livello socioeconomico alto.

Enti e scuole si sono mobilitati e hanno provveduto direttamente a fornire gli apparecchi alle famiglie che ne erano sprovviste. O che un computer lo avevano ma ne serviva almeno un altro perché di figl* a scuola, in classi diverse, ne avevano più di un*. Fortunatamente, anche le società che provvedono i servizi Internet hanno destinato Giga gratis per l’apprendimento scolastico. In soldoni, anche preferire l’una o l’altra didattica diventa una questione economica e di accesso democratico alla conoscenza.

Il nostro articolo non vuole schierarsi né dalla parte della didattica a distanza né da parte della didattica in presenza. Non è, ovviamente, di nostra competenza ma in quanto nomadi digitali non possiamo non offrire un quadro della situazione che è ben lontano da quello che ci figuriamo se non andiamo oltre la nostra situazione personale.

Piccolo barlume di speranza: in molte città tecnici informatici o semplici smanettoni hanno rimesso in sesto vecchi computer/tablet donati o accumulati in cantina e li hanno regalati (in alcuni casi venduti a prezzi irrisori) proprio a chi un computer non lo aveva e ne aveva bisogno. Fra chi si urlava addosso per chiudere o aprire le scuole, sono stati una grande ancora di salvezza per molte famiglie.

 

Francesca Magurno

Detta FraMagu, giornalista di professione, narratrice per vocazione, ideatrice di LiberEspressioniDidee e Co-Founder di Noiser.net. Dopo un proficuo stage a Controradio ha iniziato a lavorare per l’inossidabile Radio CORA dove ha affinato la sua spiccata parlantina e la sua professionalità. Disperata. Intellettuale. Ubriacona. Ininfluencer. Ama la vita, la musica, i libri, il mare e il caffè. Un giorno racconterà il mondo, girandolo con diario di bordo e vecchia macchina fotografica. Per il momento si accontenta di raccontare… (a vanvera).

Non perderti gli articoli correlati

Iscriviti alla nostra newsletter periodica per
ricevere i nostri aggiornamenti via mail!