Il potere occulto delle liste

Fonte Foto di copertina: pixabay.com

Hai già strappato la lista dei buoni propositi per il 2021? Tranquill*, sei in buona compagnia.

Leggere di più, fare attività fisica, andare a letto presto, mangiare meglio e blablabla… 

Cose che abbiamo scritto tutti, prima o poi. I più temerari lo fanno tutti gli anni (e parlo per esperienza personale!). Quella dei “buoni propositi” non è che un esempio di quante volte ci siamo impegnati a mettere uno dopo l’altro gli obiettivi da raggiungere o le faccende da sbrigare e nonostante tutto abbiamo scelto (anche inconsapevolmente) di procrastinare. Semplicemente perché è la cosa più semplice da fare.

Ma quindi siamo pazzi per le liste o le nostre sono liste da pazzi? Questo è il dilemma. Io sono piena di liste: fra le note del telefono, sul pc, in agenda, su un’intera parete della cucina… In una di queste, ad un certo punto si legge: – INDAGA SUL PERCHÉ  FAI TANTE LISTE. 

E questo perché non riguarda solo me: nella lista di chi fa le liste siamo in tanti. Can you relate?

Ma ho una buona notizia: alla base c’è una forte propensione all’organizzazione. Spuntare le diverse voci, infatti, ci allinea con le cose che vogliamo portare a compimento. In un certo senso ci rassicura, perché ci dà la certezza di essere nel “qui e ora”. 

Inoltre, la psicologia è chiara: essere organizzati può influire positivamente sullo stress. In una vita di impegni improrogabili, scadenze, orari frenetici e slot da prenotare, può essere un enorme aiuto compilare delle liste che ci aiutano a visualizzare le “tasks” da completare e portarle a termine. Ma quindi le liste sono davvero utili o un palliativo per ossessivo-compulsivi? Dipende. 

Se è vero che elencare su carta (o su tastiera) aiuta nel non dimenticare nulla, a volte le liste creano più frustrazione che soddisfazione perché non riflettono la realtà. Voglio farvi un esempio: “dimagrire” è un obiettivo nobile ma troppo generico. “Perdere 5 kg in un mese” è un obiettivo più specifico ma non realistico, perché non è così semplice da portare a termine, almeno per la maggior parte delle persone. “Mangiare cinque porzioni  al giorno di frutta e verdura” è già più semplice e potrebbe avere lo stesso effetto o quasi. Che dire poi delle liste degli impegni quotidiani? In una giornata lavorativa, mediamente occupata, non è fattibile inserire ogni sorta di occupazione (personale o famigliare) e poi crucciarsi se non si è riusciti a tener fede ai vari impegni che abbiamo scelto di elencare come un flusso di (in)coscienza sulla nostra agenda.  

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Da listocratica (e neologista!) quale sono vorrei lasciarvi qualche tips per non guardare alle liste come un demone da affrontare ma come uno strumento per far bene (e prima).

1- Quando prepari un elenco, cerca di essere onest*

Sì, non pensare di poter far tutto e subito. Suddividi le task in compiti più piccoli e vedrai che sarà più semplice flaggarli come completati

2- Non creare liste infinite

Potresti sentirti peggio nel visualizzare un’enormità di cose da fare e passeresti dalla sensazione di organizzazione a quella di ansia per non riuscire a tener fede a quanto stilato

3- Alterna le brutte alle belle

Cioè non impegnarti solo nella stesura di rogne da evadere (stirare, compilare ISEE, cucinare i broccoli, chiamare il tecnico della caldaia per revisione, pagare bollo auto). Cerca di alternare a liste noiose ma necessarie, altre più frivole e positive (tipo film da vedere, luoghi da visitare, piatti da provare, ecc..)

Non so se hai notato che ho appena compilato l’ennesima lista (ho un problema, lo so). Adesso mi  accingo a quella della giornata di oggi, in agenda, per barrare la voce “scrivi articolo sulle liste” e fra qualche minuto ne consulterò un’altra per sapere cosa mangiare a pranzo. Cari noisers, ora posso dirvelo: questo non era un articolo sulle liste ma una diagnosi pubblica: sono pazza per le liste e faccio liste da pazzi. Ma questo disturbo non fa che aggiungersi a quelli già elencati in un’altra lista, stavolta ben nascosta in un cassetto…

Claudia Salerno

Iper-nostalgica degli anni ’90, se dovessi descrivermi con una sola frase questa sarebbe: “SONO UN TIPO ESUBERANTE, CANTO CANTO QUI PER VOI” (Jem Benton). Mamma di professione, viaggiatrice per passione, comunicatrice digitale per vocazione, guerriera Sailor per nascita. Come possono coesistere tutte queste sfaccettature in un’unica persona? Collimando, è evidente. E quando non c’è accordo pirandelliano che tenga, schizofrenia portami via. Il mio mantra: “cogito ergo scrivo”. Non mi prendo mai sul serio ma ho anche dei difetti.

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