Immuni: l’ app di tracciamento che tutela privacy

Si chiama “Immuni”, l’app ideata per contenere l’epidemia di Covid – 19 che sta generando negli utenti paure e perplessità in materia di tutela della privacy.

Ma come funziona questa app?

Una volta scaricata dal vostro store (Android o Apple), permette di sapere se nelle settimane precedenti si è entrati a contatto con una persona positiva al Covid – 19 e quindi se si è a rischio contagio. Ha inoltre un diario clinico che monitora gli eventuali sintomi per l’individuazione precoce delle infezioni. Gli utenti possono comunicare in modo anonimo se hanno tosse, raffreddore, e i vari sintomi tipici dell’infezione da Covid – 19. I dati così raccolti permettono di prevedere se ci sono delle zone in cui si sta diffondendo il contagio, e di fare test mirati sulle comunità che hanno una maggiore probabilità di essere infette. Inoltre possono essere aggiornati in modo da rilevare se c’è un peggioramento delle condizioni di salute di ogni singolo individuo.

Quindi l’app rileverà la posizione degli utenti?

La app è prevista per poter usare due strumenti: uno è il low energy bluetooth, che rileva le persone nelle vicinanze (se hanno a loro volta scaricato la app), e il Gps, che invece permette di geolocalizzare il telefono, cioè di vedere i suoi spostamenti nello spazio, anche se pare che Bending Spoons (l’azienda che sviluppato l’app) sia stata scelta anche perché ha escluso un’invasiva soluzione basata su GPS. Sarà il governo comunque a decidere se usare entrambi gli strumenti raccogliendo i dati sempre in modo anonimo.

Dove finiscono questi dati?

Anche questo dovrà deciderlo il governo. Potranno essere conservati solo sul telefono oppure su server che indicheranno le istituzioni.

Chi potrà vederli?

Di nuovo: è una decisione che tocca alla politica. Si possono far arrivare i dati ai medici, aiutati da un call center professionale che aiuti a fare il contact tracing (come in Corea del Sud per intenderci), cioè chiami le persone che devono mettersi in quarantena, o fare il test Covid-19. Oppure ai sindaci, che sono i responsabili della salute sul territorio. O alle Regioni, che controllano i fondi sanitari necessari per rispondere a eventuali situazioni critiche. Fino alle istituzioni centrali: la task force per la ripartenza, l’Istituto superiore di sanità, il Ministero della salute o la Protezione civile.

Perché la app funzioni devono scaricarla tutti?

Più persone la usano, più è efficace. Va considerato anche che il 20% degli italiani (per lo più anziani) non ha uno smartphone, ma cellulari di vecchia generazione, e quindi non può scaricarla, e che ci sono alcune persone senza cellulare. Neppure i bambini lo hanno. Pertanto, l’installazione dell’ applicazione è del tutto volontaria.

Quando sarà disponibile? Ci saranno delle prove di funzionamento in zone specifiche?

Tecnicamente è pronta, sui tempi e su eventuali test deciderà il governo.

Piccola riflessione per tranquillizzare tutti, dai cospirazionisti ai “prudenti”:

la app non chiede nome, cognome né numero di telefono e ha una tecnologia pensata con gli esperti di tutela dati per evitare abusi. Ogni giorno consentiamo l’accesso ai nostri dati ad aziende private in cambio di servizi o solo per ricevere pubblicità mirate e in linea con i nostri interessi: Apple, Google, Amazon, Microsoft. Qui siamo in mezzo a un’epidemia che sta uccidendo 500-600 persone al giorno e minacciando la salute di tutti. Chiunque può mettere sulla bilancia e valutare cosa sia più importante: il rischio per la privacy a fronte di quello per la salute, traendo le proprie conclusioni.

 

Fonte: Corriere della Sera

Simone Paolino

HSE Manager e docente in materia di Privacy, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, igiene dei prodotti alimentari. Spesso in giro per l’Italia affianco startup, piccole e medie imprese a mettersi “in riga” con le normative vigenti al fine di evitar loro spiacevoli conseguenze sanzionatorie (“meglio in tasca che allo stato”, questo è il mio ingram). Ad oggi Manager di SICURMASS, Health and Safety Agency, proiettato ”verso l’infinito e oltre!” (cit.) nei ritagli di tempo, trinco ettolitri di caffè e curo la mia Barba!

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