Italiani verso la transmedialità

Ricordate gli anni ’90? Per vedere il nostro programma preferito dovevamo presentarci puntuali all’appuntamento televisivo o l’avremmo mancato per sempre. E quando bisognava organizzare il sabato pomeriggio, fare catene telefoniche a tutti gli amici. Oggi basta un gruppo WhatsApp per l’uscita serale e i film si vedono on demand. Cosa significa? Significa che i consumi mediatici degli italiani si adattano sempre più alle esigenze di vita e di lavoro. Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, stila ogni anno un rapporto sui consumi mediatici degli italiani, la nostra dieta mediatica. Lo scorso 20 febbraio è stato rilasciato il sedicesimo Rapporto I Media e la Costruzione dell’identità relativo al 2019.

La nostra dieta mediatica.

Vediamo un po’ quali sono i media preferiti dagli Italiani. Al vertice resiste la televisione, la nostra “baby Sitter” preferita, la novità è che si registra un calo nella fruizione della TV classica (il digitale terrestre) mentre rimane stabile la TV satellitare invece cresce significativamente la TV via Internet. Sempre più persone, soprattutto millennials e i c.d. giovani adulti (30-44 anni) scelgono web TV, smart TV e mobile TV. Che fosse ormai Netflix mania lo avevamo capito già da un po’ in fondo e, pensandoci bene, anche la TV tradizionale sta spostando molti contenuti sulle piattaforme on line come la Rai che oltre a inserire i programmi contemporanei e d’epoca sulla piattaforma Rai Play, sta creando contenuti per la sola piattaforma online. La radio costituisce rappresenta una conferma importante. I radioascoltatori restano stabili di anno in anno ma cambia il modo in cui la si ascolta: sempre meno attraverso gli apparecchi tradizionali e sempre più attraverso il computer (17,3%) e, soprattutto, attraverso smartphone (21,3%). Se siete un’emittenza radio e non avete ancora la vostra app dovete svilupparne subito una!
Sono 79,3% gli italiani che usano Internet e 75,7% quelli che usano gli smartphone. Per quanto riguarda i social network il più utilizzato è WhatsApp (84,6%, 71% degli under 30) seguito da YouTube (76,1% e 56,7% under 30), Instagram (65,6% di cui 35,9% fra gli under 30), Facebook (60,3% e 55,2% under 30), Amazon (43,2%), Spotify (27,5%), Twitter (18,3%), Telegram (15,8%), Snapchat (11,5%). Solo il 7,5% degli italiani usa LinkedIn ma fra gli under 30 la situazione cambia, sono l’8,7% i giovani che usano questa piattaforma.
Restano in crisi i quotidiani che in dieci anni perdono circa il 20% di utenza, calo che non è compensato dai giornali online. Gli aggregatori di notizie online sono, invece, consultati dal 51,6% degli italiani. Stessa sorte tocca, purtroppo, ai libri. Se nel 2007 il 59,4% aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è sceso al 41,9% (dato stabile rispetto allo scorso anno) e il calo non è stato compensato dagli e-book. Il dato cresce invece nella popolazione più giovane (c’è ancora speranza!).
Il portafoglio degli italiani è sempre in crisi ma alla spesa per i nuovi smartphone non si rinuncia: +298,9% per un valore di 7 miliardi di euro la spesa dedicata all’acquisto degli smartphone.

Un dato interessante è che mentre nell’intera popolazione esiste una piramide che vede al vertice i mezzi più ‘anziani’ la televisione e via via tutti gli altri; fra i giovani dai 14 ai 29 anni, i media risultano appaiati: Internet in testa (90,3%) TV (89,9%) smartphone (89,8%) e social media (86,9%) all’insegna della totale transmedialità. In fondo a chi non capita di guardare la TV mentre con lo smartphone si naviga sui Internet e social?! E a proposito di transmedialità, il sistema dei media si è spostato da una condizione in cui i mezzi risultavano ben distinti tra loro ad un’offerta di contenuti tramite piattaforme digitali grazie alle quali è possibile diffondere una molteplicità di contenuti differenti su più media. Di conseguenza, gli utenti accedono oggi ai mezzi che di volta in volta ritengono più adatti a soddisfare le loro esigenze. Un cambiamento importante che si riflette nella costruzione dell’identità. Il 3,5% degli italiani identifica la propria identità con il profilo social, una percentuale che sale al 9,1% tra i giovani: uno su dieci. La famiglia resta il primo fattore di identificazione seguita dall’appartenenza nazionale e il legame con il territorio di origine.

Con queste premesse cosa possiamo aspettarci dal futuro? Presumibilmente per il prossimo decennio una situazione simile a quella attuale. E poi si vedrà, possibilmente senza farsi troppe paranoie.

Francesca Magurno

Detta FraMagu, giornalista di professione, narratrice per vocazione, ideatrice di LiberEspressioniDidee e Co-Founder di Noiser.net. Dopo un proficuo stage a Controradio ha iniziato a lavorare per l’inossidabile Radio CORA dove ha affinato la sua spiccata parlantina e la sua professionalità. Disperata. Intellettuale. Ubriacona. Ininfluencer. Ama la vita, la musica, i libri, il mare e il caffè. Un giorno racconterà il mondo, girandolo con diario di bordo e vecchia macchina fotografica. Per il momento si accontenta di raccontare… (a vanvera).

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