Le brutte intenzioni, la maleducazione

Devo ammetterlo, l’argomento che introdurrò è stato prima di tutto a lungo dibattuto da me, con me e contro di me (sempre da parte mia). Ma ogni volta che provavo ad auto-dissuadermi, trovavo l’ennesimo ottimo motivo per digitare, forte e caps: “MA TUA MAMMA NON TI HA INSEGNATO LE BUONE MANIERE ONLINE?”
Già, mi sono chiesta: quando le regole del vivere civile sono state demandate alla sola vita offline? E anche lì ne avrei ben donde. Ma questo è un altro film.

Se è vero che gli schermi ci rendono più liberi di esprimerci, perché rappresentano un mondo di messaggi lunghi e brevi, che possiamo pubblicare senza l’ingombro di metterci per forza la faccia, la voce, insomma noi stessi al 100%, il rischio è proprio questo. La facilità con cui tutti parlano di tutto e si esprimono liberamente su cose/persone, nei linguaggi più disparati, può essere il plus ma anche il bug della comunicazione online. E non mi riferisco ai soli “leoni da tastiera”, bensì all’enorme mole di contatti giornalieri che abbiamo e nei quali (spesso) non si bada alle più elementari forme di senso civico, quali il rispetto per le altre persone che incrociamo -inevitabilmente – sulle varie piattaforme (mailing, social, forum, ecc…)  e quindi con le quali possiamo entrare in contatto.

Spesso accade di usare termini, toni, espressioni che nel mondo offline difficilmente ritroviamo e questo perché lo schermo sembra proteggerci ma allo stesso tempo AUTORIZZARCI a dire quel che ci pare e senza mezzi termini. Mi pare assurdo. Io non entrerei mai in un ristorante, alla mia seconda visita, urlando contro il personale cose tipo: “ATTESE INFINITE, CIBO CHE NON VALE L’ATTESA, PERSONALE INCOMPETENTE. UN INCUBO”
Le recensioni, ad esempio, sono un bene ma, come è visto più volte, anche queste possono essere manipolate (e/o esacerbate) prima di essere pubblicate. Dietro alla libertà di espressione, anche qui, si cela il rischio di lasciarci prendere dalla tastiera e, come ci diceva la prof di latino, SCRIPTA MANENT! Mentre un commento negativo fatto oralmente può lasciare il tempo che trova, le righe al vetriolo restano da qualche parte impresse nel profondo web e questo ha, logicamente, delle ripercussioni. La spada di Damocle del libero mercato ai tempi di internet.

Un altro esempio è la leggerezza con cui si lasciano commenti sgradevoli e/o offensivi sotto articoli o foto che ritraggono personaggi famosi perché tanto, chi li conosce? Vero. Ma altrettanto vero è che l’odio verbale (dare della VACCA a una presentatrice, ad esempio) si diffonde a macchia d’olio perché la folla è inaffidabile (G. Le Bon). Ciò significa che i commenti aggressivi si moltiplicano in maniera smisurata negli spazi pubblici di condivisione online a causa della facilità con cui possono essere fruiti e condivisi. Detta in parole semplici ma autorevoli: 

Non me ne vogliate se faccio questo parallelismo con uno scritto filosofico di oltre cent’anni fa, quando la parola“internet poteva evocare solo una visione apocalittica di Nostradamus. Sono abbastanza convinta che questa tendenza al seguire le folle nella loro inaffidabilità sia un fenomeno che riscontriamo quotidianamente nel mondo virtuale. Per la facilità con cui si sproloquia, si aggredisce verbalmente, si può diventare vittima e carnefice di comunicazione violenta.

Per non parlare di altri fenomeni sociologici quali bodyshaming, il bullismo virtuale, il phishing e tutta una serie di trappole materiali o psicologiche che stanno solo nel regno dell’internet. Ma non ho caratteri a sufficienza per delle variazioni sul tema, scusatemi. 

Mi sono chiesta: quando gli schermi hanno sdoganato definitivamente le norme della comunicazione civile? Non ho una risposta, ma degli indizi. Il primo fra tutti l’accesso indiscriminato alla rete per motivi di svago. Sì, per molti internet è solo un passatempo e se non conosciuto a dovere può diventare un giochino pericoloso, per sé e gli altri. Mi sembra di riscontrare l’atteggiamento di imperatori e re soprattutto nelle generazioni dei cosiddetti “boomer”, i quali spesso hanno il tempo di pontificare dalle loro case sulla qualsiasi ma non voglio rimanere su giudizi di valore. Sostengo, tuttavia, che alla base della mancanza di educazione virtuale (esiste davvero questo termine?) vi sia una mancanza di alfabetizzazione virtuale di base, che inevitabilmente sfocia in situazioni al limite della decenza per l’inadeguatezza di contenuto e di linguaggio. Altre situazioni si possono ricondurre alla bassa scolarizzazione, alla facilità di accesso a qualsiasi contenuto e perché no, all’inciviltà che non manca mai. Neanche online.

Non mi fermerò alle criticità, vorrei concludere con qualche spunto di riflessione e – perché no – di ispirazione. Cosa possiamo fare concretamente per migliorare la qualità dell’ambiente virtuale che ci circonda? Qui ci viene in aiuto il concetto di netiquette, una parola metà inglese (net) metà francese (etiquette) che potremmo tradurre come il “galateo online”, cioè una serie di norme non scritte e buone prassi che si consiglia di adottare per la pacifica convivenza sul web. Ne ho stilato una mia personalissima sintesi, non esaustiva, che mi piacerebbe trasferire alle generazioni più giovani (iniziando da mio figlio) perché sappiano che la maleducazione online è scortese parimenti a quella offline.


1. Prima di premere INVIO pensa. Rispondi a queste domande: “Direi mai una cosa del genere a voce? Mi rivolgerei così a questa persona se fosse qui davanti a me?”
2. Sei una persona, prima che un utente. Sei circondato da altre persone, non da profili.
3. Prima di condividere una notizia accertati che sia vera. Documentati. Informati: la fonte è affidabile?
4. Mettiti nei panni di chi legge quando scrivi. Se il destinatario è un adulto, adotta il modo di interagire che useresti con una persona più grande incontrata per strada. Se è un coetaneo, idem.
5. Non rubare! I contenuti, le idee, le citazioni: sono di proprietà di chi li ha partoriti per primo. Cita sempre la fonte.
6. Occhio alla grammatica. Se hai un dubbio, c’è Google. Pensa a chi è cresciuto senza.
7. Il caps (le maiuscole) sono sinonimo di urla. A te piace che ti si URLI IN FACCIA?
8. In presenza di commenti offensivi segnala.
9. La punteggiatura non è un optional……….
10. Lo schermo non ti autorizza a dire quello che vuoi, come vuoi.Lo schermo non ti autorizza a pubblicare incurante della linea del rispetto per gli altri. In un mondo in cui puoi essere chi vuoi, sii gentile. Sempre.

Claudia Salerno

Iper-nostalgica degli anni ’90, se dovessi descrivermi con una sola frase questa sarebbe: “SONO UN TIPO ESUBERANTE, CANTO CANTO QUI PER VOI” (Jem Benton). Mamma di professione, viaggiatrice per passione, comunicatrice digitale per vocazione, guerriera Sailor per nascita. Come possono coesistere tutte queste sfaccettature in un’unica persona? Collimando, è evidente. E quando non c’è accordo pirandelliano che tenga, schizofrenia portami via. Il mio mantra: “cogito ergo scrivo”. Non mi prendo mai sul serio ma ho anche dei difetti.

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