POST COVID: è il lavoro che cambia nella forma e nel colore

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Il Covid cambierà il mondo? Sicuramente cambierà il mondo del lavoro. Anzi lo ha già cambiato.

Nel 2020 il mondo ha scoperto lo smart working. Forse non proprio tutto il mondo, sicuramente lo ha scoperto l’Italia. Attenzione però, quando parliamo di smart working parliamo di lavoro smart, agile, facilitato non di mero telelavoro.

Semplificando moltissimo il concetto: il telelavoro non è niente di più niente di meno di quello che fai in ufficio ma a casa; con lo smart working lavori secondo spazi, orari, organizzazione che risulta essere più comoda. Ad esempio, uno spazio condiviso, un open space o un co-working, può essere considerato smart.

Nella Silicon Valley (ma non c’è bisogno di spingersi così lontano) hanno capito già da tempo immemore i benefici che possono derivare da questo tipo di organizzazione. In Italia, sono meno della metà le PA (pubbliche amministrazioni) che hanno presentato un piano per il passaggio allo smart working.
Con il ritardo che da sempre caratterizza ogni aspetto della vita italiana in generale, che sia pubblico o privato, al Sud o al Nord, la mancanza totale di un piano per il lavoro agile ha fatto sì che lo scorso marzo la maggior parte delle aziende non fosse attrezzata per la crisi che stava arrivando per cui ci si è organizzati in poche settimane, nel pieno dell’emergenza pandemica, con tanto di lockdown generalizzato e, laddove presenti, figl* in home schooling, pc insufficienti e Rete sovraccarica.
Che il peggio sia passato? Lo scopriremo solo vivendo (cit.)

Manifattura Tabacchi Firenze, spazio co-working

Adecco, Istat, Facebook. Come cambia il mondo del Lavoro?

Intanto i dati, dell’Istat precisamente ma anche quelli di Adecco, parlano chiaro: la pandemia ha cambiato il mondo del lavoro; ha cambiato il modo in cui si cerca il lavoro; ha cambiato la richiesta del lavoro. Nel bilancio domanda-offerta un peso sempre maggiore l’hanno quelle figure (mitologiche fino a poco tempo fa) prettamente digitali: sempre più aziende cercano un responsabile al lavoro da remoto per esempio. Agli interior designer è stato chiesto di ripensare totalmente lo spazio di lavoro (plexiglass incluso). Nel mondo post-Covid, le professioni sanitarie saranno sempre più richieste e saranno richieste ancora di più quelle professioni in cui tecnologia e sanità si sposano alla perfezione (non solo nuovi impianti ma anche quelle specializzazioni che consentono la telemedicina). Ahimè il mondo post-Covid premierà anche chi è “assunto” tramite app, chiamato tramite app, pagato tramite app. Il food delivery, che già rappresentava il risvolto ottimale di un sabato sera qualunque ma anche del mercoledì dopo una giornata di lavoro, con il lockdown ha avuto un’ulteriore impennata e rappresenta, oggi, l’unica ancora di salvezza per molti ristoranti chiusi al pubblico o aperti fino alle 18 soltanto.
Basta dare un’occhiata agli annunci Facebook per rendersene conto.
Nel 2021 si tornerà anche alla terra che non tradisce mai. Si torna all’agricoltura sì ma riveduta e digitalmente corretta: l’agricoltura 4.0 che oggi rappresenta il 3-4% del totale, si stima essere in forte crescita. Mezzi e attrezzature saranno i più richiesti seguiti da macchinari connessi e software gestionali.

 

Smart working in Southworking

Scoperto lo smart working ci sono due modi per viverlo: in un appartamento nel centro grigio e inquinatissimo di Milano o Londra oppure da un casolare, immerso nelle viti, respirando aria buona. A chi piace vincere facile? Sicuramente a Ollolai, piccolo borgo della provincia di Nuoro, in Barbagia. Causa spopolamento endemico, nel 2018 l’allora Sindaco Efisio Arbau ha messo in vendita al modico prezzo di 1 euro le case del centro storico che, decrepite e inutilizzate, rischiavano il crollo. Unico vincolo alla compravendita, l’obbligo di ristrutturare l’immobile e prendersene cura. Risultato? 2.500 aspiranti nuovi cittadini e un reality olandese, Ollolanda, che ha portato il borgo sardo sull’onda del successo. La ricetta è così facile? Probabilmente no. Il successo di Ollolai è stato seminato da prima del 2020 e con la situazione determinata dal Covid-19 è esplosa come meta per gli smart workers di tutta Europa. Oggi il borgo del nuorese riesce ad attirare anche investimenti pubblici da utilizzare per  un’area di co-working e ad un centro polifunzionale con spazi culturali e informativi.

Ma è davvero possibile? Lavorare per un’azienda con sede altrove nel mondo dai tavolini affaccio mare di una regione del Sud? Certo che sì! Maggiore flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario di lavoro e dello spazio in cui svolgere le proprie mansioni consente di aumentare la produttività e le aziende che hanno capito il concetto sfruttano ampiamente lo smart working (non il telelavoro!). Il southworking ha dalla sua un ulteriore beneficio: la consapevolezza di essere utile al paese, sia esso di origine o no, contribuendo a colmare quel divario, quel gap, che per anni ha depauperato le Regioni del Meridione di talenti, risorse e investimenti. Meccanismi che conosce bene Elena Militello, ricercatrice palermitana fondatrice dell’associazione no profit South Working – Lavorare dal Sud. Un’idea che non può che far venire l’acquolina in bocca e per questo vi dedicheremo, per intero, un prossimo articolo.

Stay Tuned!

Francesca Magurno

Francesca Magurno

Detta FraMagu, giornalista di professione, narratrice per vocazione, ideatrice di LiberEspressioniDidee e Co-Founder di Noiser.net. Dopo un proficuo stage a Controradio ha iniziato a lavorare per l’inossidabile Radio CORA dove ha affinato la sua spiccata parlantina e la sua professionalità. Disperata. Intellettuale. Ubriacona. Ininfluencer. Ama la vita, la musica, i libri, il mare e il caffè. Un giorno racconterà il mondo, girandolo con diario di bordo e vecchia macchina fotografica. Per il momento si accontenta di raccontare… (a vanvera).

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