Quando la Bufala NON è DOP (di fake news e altre falsità)

“Esci il cane!” La notizia è recente: la prestigiosa Accademia della Crusca ha rotto il tabù sui verbi intransitivi. Aaah! Errore! La Crusca (l’Accademia non il cereale) risponde sulla propria pagina Facebook (e permettetemi di dire che trolla alla grandissima chi ha abboccato alla notizia!) che quella che sta girando di bocca in bocca, anzi di bacheca in bacheca, non è che una Bufala! Se vi è venuta in mente una specie di mucca con corna molto grosse il cui latte dà vita ad una mozzarella tanto, tanto buona… siete fuori strada. Oggi parliamo di fake news.

Partiamo dalle cose ovvie: Lercio, Fotografie Segnanti ecc. non sono fake news; sono satira e in quanto tale autorizzati a giocare sulla sottile linea rossa fra il vero e falso; purché chi legge i loro post abbia tutti gli strumenti per capire che è tutta finzione. E infatti nelle stesse info della pagina viene specificato che non c’è alcun intento di fare informazione ma solo satira (al massimo viene presa in giro un certo tipo di informazione). Altre pagine, invece, diffondono volutamente contenuti falsi spacciandoli per veri e lo fanno per i $oldi! $oldi! (cit. vincitore di Sanremo, anch’egli vittima di f.n.). Ed eccoci arrivati al focus del nostro articolo.

Iniziamo con lo sfatare un mito: le notizie false non sono nate con Internet. Tante si sono susseguite nel corso della storia: pensiamo ad Orson Welles che racconta alla radio di un’invasione aliena e invece altro non fa che raccontare agli ignari ascoltatori La guerra dei mondi, romanzo fantascientifico di H.G. Wells; pensiamo alle teste di Modì statue attribuite ad Amedeo Modigliani da grandi esperti e invece “quelle teste nelle teche  sono tre ciofeche fatte da studenti con il Black & Decker” (cit. Caparezza). Il meccanismo è semplice e funziona da secoli: trovare un argomento che scandalizzi, stupisca, appassioni, preoccupi “lanciare il sasso nello stagno e lasciare che i cerchi nell’acqua si propaghino e arrivino sempre più lontano”.

Ma perché esiste chi si prende la briga di creare fake news? E con quali scopi? E perché sono cresciute esponenzialmente con l’avvento di Internet? La risposta giusta è clickbaiting.

Vi ricordate quando abbiamo parlato di quanto sia stimolante aprire un blog? Abbiamo anche sottolineato di come nel vostro blog sia assolutamente vietato diffondere false notizie. Tanta gente crea siti/blog di informazione dal basso. I presupposti di una sana informazione dal basso sono: nessuna inserzione e nessun provento da grandi finanziatori per offrire un tipo di informazione quanto più scevro da influenze economico/politiche. Capite bene che quando ci troviamo di fronte un sito pieno di pubblicità, con banner scintillanti e invitanti, un campanello in testa dovrebbe suonare! Titoli lasciati volutamente in sospeso (La ragazza aspetta il suo fidanzato al ritorno dalla guerra ma all’aeroporto non sa cosa le accadrà…) che stimolano il nostro insano e perverso appetito per le vite degli altri; titoloni gonfiati, ai confini della realtà che stimolano la nostra indignazione, rabbia, commozione sono da evitare come la peste. Perché? Perché non appena ci clicchiamo sopra qualcuno ci guadagna 5/10 centesimi, un’inezia è vero ma moltiplicato per milioni e milioni di click diventa una bel gruzzoletto. Per cui i siti che producono e diffondono falsa informazione guadagnano grazie ai nostri click; quanto più risulta cliccato, tante più saranno le inserzioni pubblicitarie su quel sito. Non solo, ogni cosa che clicchiamo e sbirciamo su Internet verrà usata contro di noi nel tribunale delle pubblicità: i nostri data online crossano alle grandi aziende pronte a fare goal offrendoci proprio quel prodotto che abbiamo cercato. Per cui va bene monitorare l’informazione affinché essa sia quanto più imparziale possibile; ma ficchiamoci in testa che la soluzione alla cattiva informazione non è quella gratis online dato che nella maggior parte dei casi si tratta di falsa informazione; in altri casi si tratta di fatti veri che non sono propriamente informazione (es. l’ennesima proposta di matrimonio in aeroporto a completamento del titolo in sospeso di cui sopra… facciamo tanti auguri ai futuri sposi ma non è che dedichiamo le prime pagine dei giornali a tutti gli sposi d’Italia, bastano le pubblicazioni in comune!); tanti altri casi sono esperimenti di sana informazione libera e indipendente (mai sentito parlare di Radio CORA?!).

Attenzione poi a siti come larepubblica.it o ilfattoquotidaino.it: basta una lettera per trarre in inganno e pensiamo di aver letto qualcosa pubblicato da repubblica.it o ilfattoquotidiano.it e subito diventa virale qualcosa di assolutamente falso. A onor del vero, a volte le stesse testate preferiscono riportare una notizia in maniera falsata: un virgolettato di troppo o di meno basta per cambiare il senso di un discorso. ATTENZIONE! Ciò non significa che le testate diffondono falsità! Dovrebbero affrontare continue cause per diffamazione e sarebbero costantemente condannate a onerose multe. Attenti anche ai BOT che non sono i Buoni Ordinari del Tesoro ma programmi o algoritmi capaci di creare false identità digitali con l’unico scopo di generare followers; spargere tweet e contenuti falsi. Inoltre, spesso esistono solo fare del phishing o diffondere malware.

Se l’argomento ha stimolato la vostra (sana) curiosità, #staytuned perché presto torneremo con la seconda puntata in cui vi sveleremo i vaccini più efficaci contro le fake news. Per il momento vi diciamo solo che spirito critico, ricerca e verifica delle fonti, anche nei confronti di quelle notizie che supportano il vostro punto di vista, sono un buon punto di partenza.

Le uniche bufale che piacciono a noi… “caccian’ ‘o latt'”!

Fonti: Gabriela Jacomella, Il Falso e il Vero Fake News: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle, Feltrinelli Editore, 2017; News vs. Fake nel sistema dell’informazione, Interim Report indagine conoscitiva del. 309/16/cons

Francesca Magurno

Francesca Magurno

Detta FraMagu, giornalista di professione, narratrice per vocazione, ideatrice di LiberEspressioniDidee e Co-Founder di Noiser.net. Dopo un proficuo stage a Controradio ha iniziato a lavorare per l’inossidabile Radio CORA dove ha affinato la sua spiccata parlantina e la sua professionalità. Disperata. Intellettuale. Ubriacona. Ininfluencer. Ama la vita, la musica, i libri, il mare e il caffè. Un giorno racconterà il mondo, girandolo con diario di bordo e vecchia macchina fotografica. Per il momento si accontenta di raccontare… (a vanvera).

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