Viaggiare al tempo del covid

Ci vuole coraggio a chiederci di mantenere ancora le distanze, continuare ad evitare situazioni di vita quotidiana e provare a sentire che non ci manca nulla. Ci vuole il doppio del coraggio nel provare a fare tutto con nuovi occhi, a mettere insieme il rispetto delle regole e il ritorno alle abitudini per iniziare una nuova fase, una nuova pagina. Mentre sono ancora incerti i contorni del ritorno a scuola, del rientro in ufficio e le Università (che fine hanno fatto gli atenei? Qualcuno sa dirci qualcosa al riguardo?), l’orizzonte è ancora confuso, il miraggio della “normalità” si scorge con i suoi colori caldi e i profili famigliari ma… Nel frattempo… Qual è la rotta giusta? Di certo, quella che ci fa sentire meglio.

Personalmente, nella famigerata fase due il mio quasi ritorno alla normalità l’ha sancito prenotare un biglietto Trenitalia. Sì, in tutto questo marasma io ho cercato di connettermi con me stessa riprovando l’ebbrezza di viaggiare. Che detta così sembra che io mi sia accinta a varcare le Colonne di Ercole alla volta di mondi sconosciuti, ed in parte è così che mi sono sentita. I confini regionali, che ci hanno protetto e distanziato, si sono assottigliati lasciando passare il treno su cui viaggiavo e sono riuscita, dopo quattro mesi, a riabbracciare mia sorella.

 

Melodramma famigliare a parte, vorrei parlarvi di come l’abitudine a viaggiare sia diventata un’attività per pochi (in senso stretto) e come le nuove norme possono migliorare (addirittura!) alcuni aspetti della “propensione al trolley facile”.

Premessa: da quando ho compiuto 18 anni che viaggio sola e in compagnia. Le carte di imbarco sono (erano?) il mio pane quotidiano e non riuscivo a trovare un limite alle tratte da effettuare, con qualsiasi mezzo, se non il veniale plafond della carta di credito. Non ho mai trovato ostacoli insormontabili durante i miei viaggi però la mascherina mi sembrava esserlo. Spoiler: non lo è stato. Beh, la vita era più semplice prima della pandemia ma non credo che qualcuno stesse aspettando che io asserissi una cosa così banale. Certo, la mascherina va indossata sempre in treno e in stazione. Prima di salire in treno, comunque, si passa dal controllo della temperatura corporea ai gate di stazione e le porte del treno sono diversificate in ingressi e uscite (rispettivamente per la salita e la discesa). Una volta saliti a bordo si vedono concretizzati gli effetti del distanziamento: i posti a sedere sono letteralmente dimezzati e questo ha fatto alzare notevolmente i prezzi dei biglietti. Ecco, forse questo è stato (insieme all’obbligo di tenere la mascherina indosso per tutto il viaggio) il discomfort maggiore che ho riscontrato. Sembra che a pagare le spese del distanziamento debba essere anche il viaggiatore finale e questo potrebbe significare che sempre meno persone possano utilizzare il treno per viaggiare. Secondo me è un gran peccato, poiché il treno è comodo, ecologico e versatile per spostarsi da una grande città all’altra, ormai pressocché verso tutti i poli dello Stivale. Ma tornando al viaggio, quando prendo posto in solitaria e scopro che Trenitalia offre (con mia grande sorpresa), un kit da viaggio per la messa in sicurezza di ciascun passeggero: mascherina chirurgica, bustina monodose di gel disinfettante, guanti in lattice, copri poggiatesta monouso e una simpatica lattina di acqua che fa sempre bene. “Brava Trenitalia, brava!” (cit.).

Il viaggio è scorso tranquillo, anche troppo, tanto che la Freccia su cui viaggiavo è arrivata con ben 29 minuti di ritardo (e non 30, altrimenti avrei potuto richiedere il rimborso parziale, FURBACCHIONI!).

Riassumendo, viaggiare tranquilli si può anche ai tempi del Covid-19 (e si deve, ndr). Tra le criticità maggiori – secondo me – ci sono il prezzo dei biglietti quasi raddoppiato e la mascherina da dover indossare per tutto il viaggio. Di contro, sono sicura che abituarsi a un nuovo modo di muoversi per il piacere di farlo sia la chiave per riscoprire la bellezza di orizzonti nuovi, finalmente nitidi, dai colori vividi che la prossima meta da esplorare ci riserverà.

Claudia Salerno

Claudia Salerno

Iper-nostalgica degli anni ’90, se dovessi descrivermi con una sola frase questa sarebbe: “SONO UN TIPO ESUBERANTE, CANTO CANTO QUI PER VOI” (Jem Benton). Mamma di professione, viaggiatrice per passione, comunicatrice digitale per vocazione, guerriera Sailor per nascita. Come possono coesistere tutte queste sfaccettature in un’unica persona? Collimando, è evidente. E quando non c’è accordo pirandelliano che tenga, schizofrenia portami via. Il mio mantra: “cogito ergo scrivo”. Non mi prendo mai sul serio ma ho anche dei difetti.

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