Vivere PLASTIC FREE è già realtà

È il nemico numero uno dei nostri mari. Fra gli inquinanti più presenti sulla faccia della Terra (e non solo). La troviamo ovunque, anche nello stomaco dei pesci. Ebbene sì, stiamo parlando della plastica e in vista dell’Earth Day, il prossimo 22 aprile, vogliamo abituarci ad essere plastic free.

Cosa significa essere Plastic Free?

Essere plastic free sembra un gioco da ragazzi, in realtà è un percorso lungo e faticoso che richiede più sacrifici di quanti si possa pensare. Capiremo benissimo se non vi sentitə ancora prontə e non ve ne fare una colpa.

Iniziamo, quindi, con un esercizio facile, facile che non comporta sudorazione eccessiva né acido lattico l’indomani. Sostituite le bottigliette d’acqua che portate in giro con una borraccia, meglio se termica. Fatelo anche, anzi soprattutto, se la bottiglietta in plastica non la gettate dopo l’utilizzo ma la riempite con altra acqua da portare in giro o in ufficio. La plastica, infatti, se esposta ad alte temperature, potrebbe rilasciare sostanze chimiche che alterano gli stessi. Non stiamo fantasticando sulla possibilità di accendere il microonde con la bottiglietta di plastica dentro ma, ragionevolmente, potrebbe capitarci di lasciare la bottiglietta nella borsa o nello zaino e lasciare questi ultimi esposti al sole o in auto per lungo tempo. Quando la riprenderemo, l’auto avrà raggiunto una temperatura che il microonde se la sogna!

Secondo la FDA (Food and Drug Adiministration), l’ente governativo statunitense che si occupa di regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, la quantità di sostanze chimiche rilasciate è troppo bassa per causare problemi alla salute umana. Quello che preoccupa, però, sono gli effetti a lungo termine di una sovraesposizione alla plastica e alle microplastiche.

Naturalmente, le metamorfosi chimiche possono avvenire solo ed esclusivamente se si lasciano le bottiglie di plastica esposte ad altissime temperature per molto tempo. Il principio di base che dovrebbe portarci ad utilizzare borracce o bottiglie di vetro lo ritroviamo nelle parole di Rolf Halden.

Se non la vuoi nel tuo corpo, non incrementarne l’utilizzo nella società.
Rolf Halden
Direttore del Biodesign Center for Environmental Health Engineering

Non tutta la plastica è da demonizzare

Essere plastic free non significa eliminare completamente tutta la plastica dalla nostra vita. Essere plastic free significa fare scelte consapevoli eliminando quella plastica monouso che può essere agevolmente sostituita da soluzioni eco-friendly o riutilizzabili che, allo stesso modo, mantengano i necessari obblighi di igiene, conservazione e integrità. Esempio banale sono le posate e i bicchieri che, come sappiamo, la UE ha bandito. L’alternativa esiste: è quella dei piatti, bicchieri, posate biodegradabili o compostabili che si gettano, quindi, nell’organico. Altra scelta ecologica può essere lo spazzolino in legno.

L’immagine in evidenza gioca sull’immagine della medusa che fluttua al pari delle buste. Il murale, dipinto da Camille Mansir nel 2010, risale ad un’epoca in cui il Covid-19 era lontano anni luce o, probabilmente, la nostra Camille avrebbe dipinto mascherine fluttuanti. Obiezione Vostro Onore! Le buste della spesa non sono più fatte di plastica ma di alternative biodegradabili, tanto che le usiamo per l’umido. Obiezione accolta! Ma quante ne troviamo sparse per l’ambiente in caso di errato smaltimento? L’esempio arriva dal passato: la sporta, la busta in tessuto in tela grezza o canapa, utilizzatissima fino all’avvento della plastica nelle nostre vite. Quantə se la portano dietro quando vanno al supermercato? Ho posto male la domanda: quantə ricordano di averla dietro e la utilizzano per la spesa?

Livello Pro. Questo esercizio ha una difficoltà variabile. Per i volontari e le volontarie di Greenpeace è pratica consolidata; per una persona poco sensibile all’ambiente, pura fantascienza. Essere plastic free significa utilizzare le ricariche dei prodotti per l’igiene personale, detersivi, creme ecc. 

Plastic Free Onlus

Protocollo Plastic Free

Molti Comuni italiani stanno siglando un protocollo d’intesa chiamato “Plastic Free”.
Plastic Free è un’associazione Onlus nata il 29 luglio 2019 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sulla pericolosità della plastica monouso. Il simbolo dell’associazione è una tartaruga marina, gli animali che soffrono più di tanti altri la presenza della plastica nei mari e negli oceani

Cosa prevede il Protocollo?

Il Comune promuove le attività dell’associazione. L’associazione organizza eventi e altre attività volte a promuovere l’abbandono della plastica. Ne sono un esempio gli appuntamenti per la raccolta della plastica e dei rifiuti non pericolosi sulle spiagge o nei grandi spazi verdi; le lezioni di educazione ambientale nelle scuole; le passeggiate ecologiche e turistiche ma anche la segnalazione di abbandono dei rifiuti in maniera abusiva. 

Quali sono gli obblighi?

Il Comune si impegna ad emanare un’ordinanza che limita l’utilizzo della plastica monouso; valuta eventuali progetti Plastic Free realizzati per il bene del territorio; corrisponde un supporto economico annuale a Plastic Free per il finanziamento di: adozioni di tartarughe, progetti nelle scuole, camminate Plastic Free. La spesa è irrisoria: 1.500€ per comuni fino a 5mila abitanti; 2.300€ per i comuni fino a 15mila abitanti; 3.000€ per i comuni oltre i 15mila abitanti. L’associazione consegna, in cambio, attestato, bandiere, gagliardetto e magliette brandizzate; inserisce il comune nel circuito dei comuni Plastic Free del territorio; promuove sui propri canali di comunicazione i comuni che hanno aderito. Per saperne di più www.plasticfreeonlus.it

Non pensiamo di avervi fatto cambiare totalmente opinione con questo (ultimo di una lunga serie) articolo. Speriamo solo che quando andrete al supermercato domani e vi troverete di fronte la bottiglia in PET deviate nella zona delle borracce. Speriamo che tiriate fuori quel corredo bagno in ceramica e utilizziate l’erogatore comprando solo ricariche del sapone. E se vogliamo dirla proprio tutta, speriamo che anche quel sapone lo scegliate biodegradabile.

L’alternativa è fare la fine del lago Uru Uru in Bolivia.

Il lago Uru Uru in Bolivia (dal web)

Francesca Magurno

Detta FraMagu, giornalista di professione, narratrice per vocazione, ideatrice di LiberEspressioniDidee e Co-Founder di Noiser.net. Dopo un proficuo stage a Controradio ha iniziato a lavorare per l’inossidabile Radio CORA dove ha affinato la sua spiccata parlantina e la sua professionalità. Disperata. Intellettuale. Ubriacona. Ininfluencer. Ama la vita, la musica, i libri, il mare e il caffè. Un giorno racconterà il mondo, girandolo con diario di bordo e vecchia macchina fotografica. Per il momento si accontenta di raccontare… (a vanvera).

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